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Lavorare al meglio, cosa significa.                                                vai alla pagina iniziale      

 

I lavori che riguardano il territorio sono quelli più importanti, perché ti mettono in rapporto con le esigenze pratiche di conduzione del fondo, i rapporti con il vicinato, con il clima, con l'ambito comunale e provinciale, con i regolamenti e le istituzioni. Il territorio va conosciuto per prevenire i pericoli degli incendi, dell'inquinamento, di bracconieri, vandali o ladri. Ci siamo occupati della pulitura del fiume e dei confini, del tracciamento di decine di sentieri, della riparazione dei muri a secco. Grandi alberi da sistemare, virgulti da proteggere, zone abbandonate da bonificare.  Infine della sistemazione degli impianti e dei caseggiati. Ci siamo presi cura dell'antico podere, mettendo le mani ovunque ci fosse bisogno, diventando i custodi esperti del territorio che avevamo scelto come casa.

Il contatto con la terra instaura un rapporto con l'ambiente che non è solo fisico. Cambia la definizione di benessere, che non è appagamento momentaneo o semplice relax. Qui il benessere non va cercato negli intervalli, perché lo senti in ogni cosa che fai, perché sono azioni utili, vitali, stimolanti e tutte diverse tra loro. Dopo un certo periodo hai subito una purificazione necessaria e finalmente puoi chiamare  benessere il piacere di fare tutto quello che fai, per te stesso, per le cose, le persone, gli animali, le piante, le coltivazioni, il cibo, il gusto, che, anziché appagarti, alimentano la voglia di fare altre cose.

Il paradosso di oggi: lo svantaggio della mancanza dei mezzi finanziari ci ha impedito di correre, ma ci dato il tempo di capire, oltre che  forgiare la volontà e la forza fisica. Abbiamo capito che la dimensione rurale e il lavoro agricolo, e tutto ciò che ne deriva, è fatto di tempi e modi regolati non da un "business plan", ma da un codice naturale inviolabile. Ogni altra modalità è una forzatura, che produce frutti avvelenati, che ammalano il corpo e l'anima, oltre a fare un danno all'ambiente. Per fare bene ogni cosa, occorre usare le mani, la testa e il cuore, dando serenità ai nostri giorni e valore al prodotto del nostro lavoro. Il beneficio economico spunta di conseguenza, come un fiore, ed è utile e gratificante e anche necessario, fino a un certo punto, superato il quale si ricomincia a correre e a sbagliare, riabbracciando l'ansia e l'insoddisfazione.

L'apprendistato in apicoltura biologica presso un'azienda a carattere familiare nella zona di Sortino.  In previsione di allevare anche noi gli animali  più utili, seguiamo un apicoltore che ci ha impressionato per la passione, la sensibilità e la competenza. Sulle Api si sentono cose terribili: allevamenti intensivi, 200 arnie, continui spostamenti (con forte stress per le api) per assicurare la continuità di produzione; il miele viene prelevato aspirandolo direttamente dalle arnie, insieme alle api ed ogni altra cosa attirata nel vortice; spesso il miele viene allungato con l'acqua o arricchito con lo zucchero; è prassi comune a tutti i produttori difendersi dai parassiti e dalle malattie usando pesticidi a volontà.

Le api di Salvatore a Sortino (sr) vivono da cinque o sei anni nello stesso posto, ombreggiato, esposto a sud-est, vengono controllate quasi giornalmente, viene assicurato loro il nutrimento in inverno inoltrato o in agosto, quando non ci sono fiori da succhiare; il miele viene estratto rimuovendo solo i telai mobili, per metterli in un antica centrifuga a manovella, le api non si accorgono di nulla; Salvatore non ha mai usato antiparassitari, eppure le famiglie crescono e si riproducono da sole e sono robuste, sane e laboriose. Fanno miele fantastico di quattro tipi senza  mai essere spostate: millefiori, zagara, eucaliptus e carrubo. Le api si sono ambientate e sanno bene dove e quando andarsi a cercare i fiori giusti, stanno bene perché sono libere e non vengono spostate, disturbate, avvelenate o aspirate. Com'è questo miele? Sapore, consistenza, colore, viscosità, purezza, come natura crea.

Lavorare al meglio significa usare il tempo per fare le cose come vanno fatte, per ottenere i migliori risultati possibili. Solo cosi t'innamori del lavoro e acquisti esperienza e capisci perché qualcuno impiegava giorni, settimane o mesi, per inventarsi i sapori e la qualità che qualcun altro vorrebbe chiudere nei tetrapack e distribuire nelle mense.La frutta, gli ortaggi, l'olio, il vino, il miele, fin quando non li produci non capisci niente, e quando capisci non cambi più.Per fare l'olio le olive vanno raccolte appena mature e non quando cadono da sole: si fa per risparmiare sulla raccolta, ma si spremono olive quasi marce, poco male, direbbe qualcuno, con le correzioni di laboratorio non si sente la differenza. Ma l'olio non ha sapore, fa male e non ha valore nutritivo. Stessa teoria con le marmellate e con il pomodoro: in fabbrica si usa frutta di scarto a 5 cent. al chilo "bonificata" dai trattamenti chimici e meccanici.

Abbiamo fatto l'olio dagli olivi abbandonati (abbandonati perché fanno olive più piccole a bassa resa). Qualcuno ci disse che per fare l'olio quelle olive erano le migliori. Allora le abbiamo raccolte quando erano ancora verdi e cominciavano a diventare lucide,  le abbiamo miscelate con altre olive più grandi e le abbiamo portate al frantoio immediatamente, per non farle aspettare dentro le casse. Abbiamo fatto questa operazione parecchie volte e per piccoli quantitativi alla volta, per schiacciarle sempre ancora fresche di raccolta.Dal frantoio è uscito un nettare verde oro, corposo, buonissimo al gusto, privo di acidità . Quando lascia il residuo sul fondo, dopo qualche settimana, invece di buttarlo, lo spalmi su una fetta di pane e lo mandi giù come un dessert. Adesso questi ulivi si sono messi in coda per andare dal parrucchiere ed essere potati e sistemati per bene, chissà che olive faranno dopo, visto quelle fatte in stato d'abbandono.

Il restauro dei mandorli. Tutto quello che si faceva qualche secolo fa era fatto per resistere ad ogni calamità, oltre che essere buono e basta, perché a nessuno veniva in mente di barattare la bontà trasmessa nei secoli con uno scellerato incremento di produttività. Così abbiamo conservato i mandorli superstiti in qualunque stato fossero, con i tronchi enormi e martoriati dopo decenni di incendi, pascolo abusivo, siccità e alluvioni.  Siamo intervenuti con una potatura leggera  per due anni consecutivi, il terzo anno hanno fatto una marea di mandorle grosse, sane e buonissime. Avremmo forse dovuto sostituirli con nuovi mandorli, in filari ordinati  4 x 6,  promettenti produttori fra cinque, sei o dieci anni? Sarebbe stato tutto più semplice, ma avrebbero avuto il sapore delle mandorle del  "business plan" e non quello delle mandorle di cento anni fa. Quanto vale un chilo di mandorle d'epoca?

Il valore aggiunto: mani, testa e cuore. La triplice intesa  che verifica l'efficienza e permette di vedere subito il risultato ottenuto, che si può toccare, odorare o mangiare. E' difficile quantificare in modo matematico il valore di un prodotto, perché si otterrebbero cifre esorbitanti. Occorre fare un altro ragionamento. Quando lavori al meglio nella tua campagna, che è anche la tua casa, al valore venale ottenuto, devi togliere il valore del beneficio psicofisico che ne ricavi. E' il beneficio che qualcun altro compra nelle palestre, nei centri benessere o in farmacia o nelle passioni alienanti di ultima generazione.Il valore del prodotto genuino comprende l'impegno di quel produttore che tratta la natura come una vera madre,  la rispetta, la ascolta e le dedica tutte le attenzioni possibili. Questo è un lavoro per appassionati e volontari, che non amano fare troppi conti, che vogliono far parte di un mondo affascinante, ma assai fragile e pieno di insidie.  Questa è l'agricoltura contadina,  saporita e benefica. Questo è il valore aggiunto, che solo in parte si può comprare. L'altra parte resta qui e lancia il suo richiamo, se mai qualcuno pensasse di abbandonare una infelicità assistita  per venirsi a prendere in campagna il respiro e la gioia di vivere.

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